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Casse di previdenza: prossime vittime dello steady state? PDF Stampa E-mail

 

Il sistema pensionistico obbligatorio italiano, come i sistemi pensionistici di molti altri Paesi, non ha risorse accantonate per fare fronte alla spesa pensionistica.

Deve, quindi, fronteggiare la spesa corrente mediante i contributi correnti ovvero, come si usa dire, con una gestione di tipo pay as you go.

Esiste un importante teorema, il teorema di Aaron, che, in buona sostanza, dimostra che un sistema pensionistico maturo (leggi in condizioni di stabilità, in particolare sotto il profilo demografico) è gestibile in modalità pay as you go (e quindi senza bisogno di un patrimonio) e ad aliquota contributiva costante, fornendo a ciascun iscritto, attivo e pensionato, in relazione ai contributi versati, un rendimento pari al tasso di crescita della massa salariale.

Tutti gli studi teorici sulla sostenibilità di un sistema pensionistico di tipo pay as you go, fanno uso di un insieme di ipotesi di stabilità, peraltro piuttosto "pesanti", note nel loro complesso come ipotesi di steady state. Tali ipotesi, che implicano anche la predetta ipotesi di stabilità demografica, consentono di applicare il teorema di Aaron.

Tali studi sulla sostenibilità utilizzano l’ipotesi di steady state come se il sistema già fosse stabile, o dovesse comunque tendere verso la stabilità, considerata come una sorta di stato di natura verso il quale i sistemi pensionistici inevitabilmente tenderebbero - peraltro senza indicare quasi mai né come, né quando - e considerando i problemi connessi alla fase di transizione verso il sopra detto stato, in particolare quelli di tipo demografico, come cosa di poco conto e, quindi, da non considerare ai fini della valutazione della sostenibilità.

Tale assunzione sulla naturale tendenza dei sistemi pensionistici allo steady state comporta l’indubbio "vantaggio per l’esperto" di potere applicare "in senso tendenziale" il teorema di Aaron e le sue conclusioni a qualunque sistema pensionistico di tipo contributivo, a prescindere dalla sua effettiva realtà attuale e futura.

Abbiamo diverse riserve in merito all’ipotesi di steady state.

Ma superiamole ed entriamo nel merito.

L’ipotesi di steady state, sotto il profilo demografico, comporta la stabilità del rapporto tra attivi e pensionati nel corso del tempo. Qualora tale ipotesi non si verifichi risulta invalidata un’ipotesi fondamentale che è alla base del teorema di Aaron, con la conseguenza che anche la tesi sulla sostenibilità risulta non vera.

Tale fatto accade, per esempio, in presenza di un’onda demografica quale quella che interessa la popolazione italiana.

Riteniamo che gli effetti di un’onda demografica debbano essere immunizzati, se si vogliono evitare pesanti iniquità intergenerazionali, con la creazione di un’adeguata riserva a sua copertura, che abbiamo definito riserva differenziale.

Nei prossimi mesi illustreremo, nelle adeguate sedi scientifiche, le modalità con cui un sistema pensionistico deve affrontare un’onda demografica in un’ottica di equità intergenerazionale.

Ma veniamo alle Casse di Previdenza.

" …In considerazione dell’esigenza di assicurare l’equilibrio finanziario delle rispettive gestioni in conformità alle disposizioni di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e al decreto legislativo 10 febbraio 1996, n. 103, gli enti e le forme gestorie di cui ai predetti decreti adottano, nell’esercizio della loro autonomia gestionale, entro e non oltre il 30 giugno 2012, misure volte ad assicurare l’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni....."[1].

Il c.d. "decreto salva Italia" banalizza il problema della sostenibilità di una Cassa riconducendolo alla sola possibilità di realizzazione dell’equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni. Ignora, pertanto, la possibilità di copertura parziale o totale di un debito mediante l’accumulo delle risorse necessarie, cioè mediante la modalità a capitalizzazione, con buona pace oltre che della scienza attuariale anche del comune buonsenso.

La previsione normativa risulta chiaramente "ispirata" a sistemi che già si trovano e che permangono in situazione di steady state e che, quindi, possono essere gestiti senza risorse patrimoniali e ad aliquota contributiva costante. Tale norma risulta tanto più incoerente e paradossale, sotto il profilo sostanziale, quanto più la Cassa risulti dotata di risorse patrimoniali e, dunque, “capitalizzata”. Bisognerebbe spiegare agli iscritti, in tale caso, perché per pagare le pensioni non si possono utilizzare quei patrimoni che derivano dai contributi versati, ma è necessario adeguare l’aliquota contributiva. Bisognerebbe chiarire, tra l'altro, la modalità di gestione delle Casse del  D.lgs. 103/96.

Il "decreto salva Italia", inoltre, ignora il problema di quale deve essere il tasso di rendimento da riconoscere ai contributi versati dagli iscritti in presenza di rendimenti finanziari generati da patrimoni.

In ogni caso, quanto alla validità dell’ipotesi di steady state, si osserva che le Casse presentano una struttura demografica ben lontana, attualmente e per molti decenni a venire, dalla stabilità del rapporto tra attivi e pensionati, senza che questa debba essere necessariamente raggiunta in futuro. Si pensi, per esempio, ad una Cassa in cui il numero dei nuovi iscritti non si stabilizza o si azzera. Risulta evidente, in quest’ultimo caso, il fondamentale ruolo del patrimonio come riserva necessaria per portare a termine gli impegni pensionistici maturati nei confronti di tutti gli iscritti.

Nella realtà, sotto il profilo della struttura demografica, si va da Casse che avranno nei prossimi decenni un naturale e pesante riallineamento di tale rapporto al momento molto elevato, a Casse che subiranno una repentina crescita degli iscritti, si pensi alle Casse interessate dai provvedimenti di liberalizzazione del c.d.”decreto salva Italia”, a Casse che devono fronteggiare la flessione demografica degli iscritti derivante dai vincoli in termini di titolo di studio previsti dalla normativa europea per l’accesso alle professioni, a Casse che nel breve periodo dovranno fronteggiare un’ondata di pensionamenti. Siamo sicuri che molte Casse non avranno difficoltà a riconoscersi in una delle predette fattispecie e, in ogni caso, a valutare la sostanziale e rilevante instabilità del rapporto tra attivi e pensionati per numerosi decenni.

Se non c’è stabilità demografica, non la si può "inventare" per legge.

Possiamo essere d’accordo sull’opportunità di stabilizzare la collettività demografica di una Cassa, in particolare, per sistemi con una componente pay as you go, ma questo è un altro discorso da affrontare con tutte le necessarie precisazioni e valutando le imprescindibili implicazioni normative.

L’esperto deve saper adeguare la teoria alla realtà effettiva e non, viceversa, adeguare la realtà alla teoria, anche se in tal modo può sfruttare l’indubbio vantaggio di poter applicare la teoria ad una realtà che può risparmiarsi la fatica di conoscere.

15-02-2012

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[1] Legge n. 214 del 22 dicembre 2011, articolo 24, comma 24.

 


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