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Sostenibilità del sistema pensionistico italiano: è in arrivo l’onda demografica PDF Stampa E-mail

 

Eravamo intenzionati a scrivere un editoriale sui miracoli che, secondo le affermazioni di taluni “esperti”, l’introduzione del sistema di calcolo contributivo avrebbe prodotto per le pensioni degli italiani.

La nascita di un nuovo governo ci suggerisce, però, di affrontare un tema fondamentale per il  Paese, quello della  sostenibilità futura del suo sistema pensionistico.

E’ questo un tema a valenza elettorale elevata per un “governo politico”, che il neonato governo, data la sua “caratura tecnica”, può permettersi di affrontare in modo chiaro, cioè mediante un’adeguata programmazione ed attuazione. Ci auguriamo che lo faccia perché la situazione futura è molto più “pesante” di quella attuale che pure non è rosea.

Ripartiamo, quindi, dal precedente editoriale nel quale abbiamo documentato un disavanzo di spesa pensionistica a carico delle casse statali di oltre 40 miliardi di euro. Temiamo di essere rimasti molto al di sotto del dato effettivo, ma la documentazione disponibile non ci ha consentito di superare in modo attendibile tale misura.

I conti per la spesa delle pensioni sono dunque già in abbondante disavanzo, ma il peggio deve ancora venire. Spieghiamo perché.

L’aspetto di maggiore criticità che grava sul  sistema pensionistico, e non solo pensionistico, italiano attiene alla cosiddetta “onda demografica”, cioè alla struttura demografica della popolazione italiana a seguito, principalmente, di tre fenomeni: il boom delle nascite degli anni sessanta, la successiva forte contrazione della natalità e l’allungamento dell’aspettativa di vita.

E’ un problema questo evidenziato da chi scrive già da diversi anni [1].

Nella sottostante figura i tre grafici  rappresentano la struttura della popolazione residente in Italia per classi di età (quinquennali) rispettivamente negli anni 2010, 2030 e 2050 (dati e proiezioni sono quelli relativi alle Previsioni Istat della popolazione residente, anni 2007-2051, scenario centrale).

 

 

 

 

Come risulta evidente graficamente tale fenomeno comporterà un rilevante e, sotto il profilo della sostenibilità economica, drammatico aumento della popolazione anziana.

Gli ultrasessantacinquenni passeranno dai circa dodici milioni del 2010 agli oltre sedici milioni nel 2030 per raggiungere nel 2050 i venti milioni (Previsioni Istat della popolazione residente, anni 2007-2051, scenario centrale) .

E’ un problema oramai alle porte e rispetto al quale le misure di contenimento della spesa pensionistica fino ad ora adottate, quali il passaggio al sistema di calcolo contributivo o l’innalzamento programmato dell’età pensionabile, non solo non saranno sufficienti a garantire l’equilibrio, ma neppure lo squilibrio del sistema ad un livello sostenibile.

E’ necessario che il nuovo governo effettui un’adeguata valutazione economica delle implicazioni di tipo assistenziale e previdenziale di tale problema.

E’ necessario che indichi con chiarezza i limiti entro i quali potrà essere fronteggiato dalla previdenza obbligatoria ed in che misura dovrà essere affrontato dalla previdenza complementare.

E’ altresì necessario che il nuovo governo tenga presente che la creazione di un’adeguata base contributiva conseguente a provvedimenti di sviluppo economico ed occupazionale costituisce una condizione necessaria, ma da sola non sufficiente al suo superamento.

E’ necessario che valuti l’apporto economico dell’immigrazione necessario per  fornire anche  al sistema pensionistico le risorse economiche aggiuntive di cui ha bisogno.

E’ un problema di tale rilevanza economica e con tali implicazioni di carattere sociale che deve essere affrontato da subito e non secondo le ormai consuete, velleitarie e rovinose politiche dell’ultima ora accompagnate, magari, da fantasiosi e penalizzanti espedienti verbali.

Purtroppo temiamo che tale problema sarà gestito a colpi di innalzamento dell’età di pensionamento ben maggiori di quelli contenuti nella previsione normativa, previsione che, secondo una modalità collaudata, serve a preparare il campo. Attenzione che tale modalità di gestione del problema, come vedremo nel prossimo editoriale, a causa dell’adozione della modalità di calcolo contributiva, ha l’effetto di dilatare in modo rilevante il debito pensionistico oltre che di differirne il pagamento, ma i debiti, come il Paese sta duramente sperimentando, si pagano.

L’innalzamento dell’età di pensionamento in ambito contributivo è un gioco pericoloso.

Signor Presidente del Consiglio Lei ha detto che i conti del sistema pensionistico “a regime“ sono in ordine, ci dica, per cortesia, con gli squilibri demografici evidenziati dai precedenti grafici quando prevede che arriverà questo regime.

18-11-2011

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[1] Angrisani M. ed altri, (2001), Pensioni: guida a una riforma, Ideazione editrice, Roma.

 


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