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I conti del sistema pensionistico: un buco attualmente di oltre 40 miliardi coperto dallo Stato PDF Stampa E-mail


Le dichiarazioni rilasciate in varie sedi dai responsabili dei due maggiori enti di previdenza obbligatoria del nostro Paese, nonché da parte di altri responsabili del sistema previdenziale, attestano che il sistema pensionistico è in equilibrio.

Senza affrontare complicate disquisizioni teoriche sul significato da attribuire al termine equilibrio nel caso di un sistema previdenziale, è intuitivamente chiaro che la condizione necessaria affinché un sistema pensionistico sia in equilibrio è che risulti autosufficiente, cioè che sia in grado di far fronte alla spesa per prestazioni mediante le entrate contributive ed il patrimonio eventualmente accumulato a seguito di queste ultime.

La verifica dell’“autosufficienza” del sistema pensionistico italiano è fattibile attraverso i dati di bilancio dei due principali istituti che si occupano di previdenza e che sopportano la quasi totalità della spesa.

Mediante questi dati è possibile verificare in che modo avviene la sua “copertura”. Qualora questa spesa sia effettuata senza la necessità di ricorrere a trasferimenti aggiuntivi da parte dello Stato, oltre quelli che gli competono come “datore di lavoro”, si può legittimamente affermare che il sistema è autosufficiente. Nel caso in cui ciò non si verifichi il sistema non è autosufficiente e quindi non è in equilibrio, ed  in tale caso la misura dello squilibrio è fornita, ovviamente, dall’entità di tali trasferimenti.

I valori presi a riferimento per misurare l’autosufficienza del sistema sono, quindi, i dati di bilancio forniti dai principali istituti previdenziali, INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) e INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica), consuntivi per gli anni 2007-2009 e previsionali per gli anni 2010-2011.

 

 

 

Per l’annualità corrente, il 2011, l’INPS registra nel proprio bilancio preventivo entrate contributive pari a 151,587 miliardi di Euro e prestazioni istituzionali, incluse quindi quelle assistenziali,  pari a 223,927 miliardi di Euro, rilevando un disavanzo pari a 72,340 miliardi di Euro.

Tale disavanzo è coperto da trasferimenti da parte dello Stato per 90,168 miliardi di Euro di cui 66,581 per la GIAS (Gestione Interventi Assistenziali). E’ da rilevare che, buona parte della GIAS è, in realtà, utilizzata a copertura della spesa pensionistica per un importo che, in base ai dati del NVSP (Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale), già nel 2008 risultava largamente superiore ai 30 miliardi di Euro (dei quali  23,149 miliardi per il fondo pensioni lavoratori dipendenti, 1,397 miliardi per il fondo artigiani, 1,171 miliardi per il fondo commercianti, 5,912 miliardi per il fondo coltivatori diretti coloni e mezzadri).

L’INPDAP, dal canto suo, registra per l’anno 2011 nel proprio bilancio preventivo entrate contributive pari a 58,692 miliardi di Euro e una spesa pari a 68,206 miliardi di Euro, rilevando un disavanzo di 9,514 miliardi di Euro, da imputare al saldo negativo delle voci TFS e TFR per 1,49 miliardi di Euro e per la restante parte attribuibile sostanzialmente al saldo pensionistico. Tale disavanzo, che risulta di tipo strutturale come dimostra il suo trend decisamente crescente, per l’anno corrente e nei futuri dovrà essere coperto dallo Stato disponendo l’Ente di un patrimonio netto che, al 31/12/2010 ammonta solamente a 285 milioni di Euro. Questo Ente, dunque, avrà un costo complessivo aggiuntivo per le finanze pubbliche (in aggiunta cioè  a quanto già lo Stato eroga in termini contributivi come datore di lavoro) superiore a 9 miliardi di Euro per l’anno corrente e considerevolmente maggiore negli anni a venire.

Lo Stato, di conseguenza, per consentire ad INPS ed INPDAP di pagare le pensioni dovrà continuare ad utilizzare una parte rilevante del denaro pubblico che, diversamente, dovrebbe essere impiegata per investimenti necessari alla crescita e allo sviluppo del sistema Paese.

Ricordiamo che il denaro pubblico deriva anche dall’indebitamento pubblico oltre che dal gettito fiscale. Debito pubblico e debito pensionistico, il secondo largamente superiore al  primo, costituiscono il “regalo” per le generazioni presenti e future derivante, nella più benevola delle ipotesi, dalla “scarsa lungimiranza” di tutti coloro che nel tempo li hanno gestiti.

I dati riportati sono a carattere generale e sono ricavati da documenti ufficiali. Naturalmente è possibile approfondire il discorso passando ad un’analisi più puntuale dell’entità e delle cause del disavanzo.

Stante quanto sopra risulta difficile comprendere le continue affermazioni sul presunto equilibrio dei conti del sistema pensionistico italiano.

04-11-2011

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